Bandi a fondo perduto: cosa sono, come funzionano e come ottenerli
In breve
I bandi a fondo perduto concedono un contributo che l’impresa non deve restituire, purché rispetti le regole del bando. Il contributo copre di solito una percentuale delle spese ammissibili, entro un tetto massimo, e quasi sempre arriva dopo che hai speso e rendicontato. «Fondo perduto» non vuol dire «senza obblighi»: ci sono vincoli sui beni acquistati, controlli e, se qualcosa non torna, la revoca con restituzione e interessi.
Se l’attività la devi ancora aprire: esistono misure per nuove imprese, anche giovanili e femminili, spesso in parte a fondo perduto e in parte con un prestito da restituire. Le tipologie principali sono nella pagina per chi avvia un’impresa. Il mio bando oggi richiede una partita IVA già aperta: se non l’hai ancora, scrivici e ti avvisiamo quando si potrà fare anche senza.
Cosa sono i contributi a fondo perduto
Un contributo a fondo perduto è una somma che un ente pubblico (ministero, Regione, Camera di Commercio, GAL, cioè i gruppi di azione locale che gestiscono fondi per lo sviluppo rurale) o un soggetto privato come una fondazione concede a un’impresa per realizzare un progetto: comprare macchinari, digitalizzare l’azienda, aprire una nuova attività, partecipare a una fiera all’estero. A differenza di un prestito, non c’è un piano di rimborso.
Il Codice degli incentivi (D.Lgs. 184/2025, in vigore dal 1° gennaio 2026), che fissa le regole generali per le agevolazioni alle imprese in Italia, elenca il contributo a fondo perduto tra le forme possibili, insieme a garanzie, finanziamenti agevolati, interventi nel capitale di rischio e agevolazioni fiscali e contributive. Le forme si possono anche combinare nello stesso bando: capita spesso di trovare una parte a fondo perduto e una parte di finanziamento a tasso agevolato.
Il Codice vale direttamente per gli incentivi dello Stato. Le Regioni a statuto ordinario «si conformano» alle sue regole nei propri ordinamenti, quelle a statuto speciale e le Province autonome lo applicano in modo compatibile con i loro statuti, e per i bandi cofinanziati con fondi europei si applica «compatibilmente» con le regole europee e nazionali di quei fondi (art. 1, commi 3 e 4). Per un bando regionale, camerale o di un GAL, quindi, le regole del Codice citate in questa guida sono un riferimento, non una garanzia: fa fede quello che il bando scrive.
Due varianti che leggerai spesso:
- in conto capitale (o «in conto impianti»): finanzia investimenti, cioè beni che restano in azienda, come macchinari, software, impianti;
- in conto esercizio: copre costi di gestione, come consulenze, affitti o personale per un periodo.
Fondo perduto, finanziamento agevolato, credito d’imposta, garanzia, voucher
Sotto la parola «bando» stanno strumenti molto diversi. Prima di entusiasmarti per un importo, guarda che forma ha.
| Forma | Cosa ricevi, e cosa restituisci | Esempio di tipologia |
|---|---|---|
| Contributo a fondo perduto | Una somma, di solito una percentuale delle spese. Non si restituisce, salvo revoca | Bando regionale per investimenti produttivi |
| Finanziamento agevolato | Un prestito a tasso ridotto o zero, da restituire a rate | Prestiti a tasso zero per nuove imprese |
| Contributo legato a un prestito | Un contributo che accompagna un prestito o un leasing e si calcola sugli interessi. Il prestito si restituisce, il contributo no | Nuova Sabatini per i beni strumentali: per il Ministero è un contributo in conto impianti, calcolato in modo convenzionale sugli interessi |
| Credito d’imposta | Un credito per pagare meno imposte e contributi con il modello F24. Non si restituisce, ma non incassi denaro | Crediti per investimenti o ricerca |
| Garanzia pubblica | Lo Stato copre una parte del prestito se non riesci a rimborsarlo. Il prestito si restituisce | Fondo di Garanzia per le PMI |
| Voucher | Un contributo di importo contenuto per servizi o beni precisi. Non si restituisce, salvo revoca | Voucher camerali per il digitale |
Un prestito agevolato o una garanzia «valgono» meno del loro importo: un prestito da 100.000 € a tasso zero non è un regalo di 100.000 €, perché lo restituisci. Per confrontarli con un contributo si usa l’equivalente sovvenzione lordo (ESL, cioè quanto varrebbe quell’aiuto se fosse un contributo diretto). Gli altri termini li trovi nel glossario dei bandi.
Contributi a fondo perduto: come funzionano e quanto coprono
Il contributo si calcola quasi sempre con tre numeri che trovi nel bando:
- spese ammissibili: le spese che il bando accetta, con eventuali tetti per categoria (per esempio «consulenze fino al 20% del progetto»). L’IVA di regola non è ammissibile, salvo che per te non sia recuperabile;
- intensità di aiuto: la percentuale delle spese ammissibili coperta dal contributo. Può cambiare con la dimensione dell’impresa e con la zona della sede;
- massimale: l’importo massimo per impresa, a prescindere dalla percentuale.
Un esempio di calcolo per una micro-impresa
Un bando camerale di esempio copre il 40% delle spese ammissibili. Hai una piccola attività e vuoi comprare attrezzature per 25.000 € più IVA, tutte ammesse dal bando.
- 40% di 25.000 €: il contributo è 10.000 €;
- gli altri 15.000 €, più l’IVA, restano a tuo carico;
- e di solito anticipi tutti i 25.000 € più IVA: i 10.000 € arrivano dopo, quando hai pagato e rendicontato le spese.
Un esempio di calcolo con il massimale
Un bando regionale di esempio finanzia il 40% delle spese ammissibili, fino a 30.000 € per impresa. Presenti un progetto da 100.000 € più IVA: 90.000 € di macchinari e 10.000 € per un’auto aziendale, che il bando esclude.
- spese ammissibili: 90.000 €;
- 40% di 90.000 €: 36.000 €;
- il massimale è 30.000 €, quindi il contributo è 30.000 €.
Gli altri 70.000 € più IVA, più l’IVA stessa, restano a tuo carico: è il cofinanziamento. Molti bandi chiedono di dimostrare che hai le risorse per coprirlo, con mezzi propri o un finanziamento bancario.
Quando arrivano i soldi
Il contributo di solito si incassa dopo la spesa. Il Codice degli incentivi prevede l’erogazione in una o più quote in base allo stato di avanzamento contabile dell’investimento, con la possibilità di un anticipo coperto da una fideiussione bancaria o assicurativa. Tradotto: per mesi l’investimento lo finanzi tu. Pianifica la liquidità prima di presentare la domanda, non dopo.
Sui contributi pagati alle imprese da enti pubblici si applica spesso una ritenuta d’acconto del 4%, esclusi quelli destinati all’acquisto di beni strumentali. Anche il trattamento fiscale del contributo dipende dal tipo di aiuto: chiedi al commercialista prima di fare i conti.
Regimi di aiuto: de minimis e GBER
Un contributo pubblico a un’impresa è, nella maggior parte dei casi, un aiuto di Stato. Le regole europee lo ammettono solo dentro alcuni regimi, che ogni bando dichiara. I due che incontrerai più spesso:
- de minimis: aiuti «di piccola entità», fino a 300.000 € in tre anni mobili per impresa unica (la tua impresa insieme a quelle che controlla o da cui è controllata). Se il nuovo aiuto ti farebbe superare il tetto, non puoi riceverlo. Lo spieghiamo per esteso nella guida al de minimis;
- GBER (il regolamento europeo di esenzione): elenca gli aiuti che si possono dare senza chiedere il via libera alla Commissione europea e fissa una percentuale massima per ciascun tipo di aiuto.
Con il GBER c’è una regola che fa perdere molti contributi: l’effetto di incentivazione. La domanda va presentata prima di avviare il progetto, cioè prima del primo impegno vincolante come un ordine firmato o un acconto al fornitore. Se hai già comprato il macchinario, quel macchinario non è più finanziabile.
Per approfondire
Il de minimis è regolato dal Reg. UE 2023/2831, il GBER dal Reg. UE 651/2014; l’effetto di incentivazione è all’art. 6 del GBER. Per gli aiuti agli investimenti delle PMI (art. 17 del GBER) il tetto è il 20% dei costi ammissibili per le piccole imprese e il 10% per le medie; nelle zone ammesse agli aiuti a finalità regionale le percentuali possono essere più alte.
Contributi a fondo perduto: i requisiti più comuni
Ogni bando ha i suoi requisiti, ma alcuni tornano quasi sempre:
- sede legale o operativa nel territorio del bando, iscrizione attiva al Registro delle imprese;
- dimensione d’impresa (micro, piccola, media) secondo la definizione europea, calcolata insieme alle imprese associate e collegate: vedi la guida alla dimensione PMI;
- codice ATECO (il codice dell’attività economica che trovi nella visura) tra quelli ammessi;
- regolarità contributiva (DURC), assenza di procedure concorsuali, impresa non «in difficoltà» secondo le regole europee;
- residuo de minimis sufficiente, se il bando usa quel regime.
Il Codice degli incentivi aggiunge esclusioni che valgono sempre per i bandi a cui si applica (art. 9): cause ostative antimafia, sanzioni interdittive, condanne definitive degli amministratori per alcuni reati, violazioni contributive che impediscono il DURC, delocalizzazioni e la mancata polizza catastrofale (l’assicurazione contro terremoti, alluvioni e frane che la legge rende obbligatoria per le imprese). Quest’ultima sorprende ancora molte piccole imprese: se non ce l’hai, verificala con il tuo assicuratore prima del bando. Nei bandi regionali e camerali le stesse esclusioni di solito ci sono, ma controlla l’elenco del bando.
Sei un libero professionista? Molti bandi ti ammettono alle stesse condizioni delle PMI: lo vediamo nella pagina per professionisti e studi.
Controlla i requisiti con la frase del bando accanto
Il mio bando confronta ogni requisito con i dati della tua azienda e ti dice se è soddisfatto, non soddisfatto o da verificare, con articolo e pagina del bando. Se manca un dato, il requisito resta da verificare: non diventa un no.
Come funziona la verifica dei requisiti
Verifica l’ammissibilitàPerché «a fondo perduto» non vuol dire senza obblighi
Il contributo è tuo solo se, dopo la concessione, rispetti gli impegni. I principali, così come li prevede il Codice degli incentivi salvo regole diverse del bando:
- rendicontazione: per incassare devi dimostrare le spese con fatture pagate (quietanzate) e pagamenti tracciabili. Le fatture devono riportare il CUP, il codice unico del progetto che l’ente ti assegna;
- vincolo sui beni: se vendi o sposti i beni agevolati prima di tre anni dal completamento dell’investimento (cinque per le grandi imprese), il contributo si revoca;
- delocalizzazione: se sposti l’attività agevolata in un altro sito prima di cinque anni dal completamento dell’investimento, rischi la decadenza. In Italia o in un altro Paese dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo conta solo se il bando era riservato a una zona specifica e ne esci. Fuori da UE e SEE perdi le agevolazioni su quell’investimento anche senza vincolo di zona, con una sanzione da due a quattro volte l’aiuto; per le grandi imprese il termine sale a dieci anni. In quest’ultimo caso, accertata la decadenza, non puoi accedere ad altri incentivi del Codice per cinque anni, dieci per le grandi imprese;
- tempi: il progetto va completato entro il termine del bando. Le proroghe si chiedono prima della scadenza, non dopo;
- dichiarazioni veritiere: quello che dichiari nella domanda lo firma il legale rappresentante come dichiarazione sostitutiva (DPR 445/2000). Una dichiarazione falsa fa perdere il beneficio, blocca l’accesso ad altri contributi per due anni e ha conseguenze penali: i dettagli sono nella guida ai documenti per un bando.
In caso di revoca restituisci quanto ricevuto, maggiorato degli interessi al tasso di riferimento della BCE. Se la revoca dipende da fatti a te imputabili, il tasso sale di cinque punti percentuali. La revoca può anche essere parziale, proporzionata all’inadempimento.
Leggi l’articolo «Revoca» e quello sugli «Obblighi del beneficiario» prima di presentare la domanda. Sono le pagine che chi ha già perso un contributo dice di aver saltato.
Contributi a fondo perduto: come ottenerli in pratica
- Parti dal progetto, non dal bando. Sapere cosa vuoi comprare, dove e quando ti permette di scartare in fretta i bandi che non c’entrano.
- Trova i bandi adatti tra quelli nazionali, regionali e camerali: ne parliamo nella guida su come trovare bandi a fondo perduto.
- Leggi requisiti, spese e regime di aiuto e fai il calcolo del contributo come nell’esempio sopra.
- Guarda la procedura: a sportello conta arrivare presto e completi, a graduatoria conta il punteggio.
- Prepara i documenti per tempo, a partire da quelli rilasciati da altri enti.
- Presenta la domanda prima di avviare la spesa, se il bando lo richiede.
Il percorso completo, dalla lettura al protocollo, è nella guida come partecipare a un bando.
Errori comuni da evitare
- Fermarsi al titolo «fondo perduto» senza notare che una parte è un prestito da restituire.
- Calcolare il contributo sull’importo IVA inclusa o su spese non ammissibili.
- Firmare il preventivo o pagare un acconto prima della domanda.
- Dimenticare gli aiuti de minimis ricevuti dalle imprese collegate.
- Non prevedere la liquidità per anticipare la spesa fino all’erogazione.
- Vendere un bene agevolato durante il periodo di vincolo.
Domande frequenti
I contributi a fondo perduto vanno restituiti?
No, se rispetti gli obblighi del bando. Vanno restituiti, con gli interessi, in caso di revoca: per esempio se vendi i beni agevolati prima del termine, se non completi il progetto o se una dichiarazione risulta falsa.
Chi può ottenere un contributo a fondo perduto?
Dipende dal bando: alcuni sono aperti a tutte le imprese, altri solo alle PMI, alle nuove imprese, alle imprese femminili o giovanili, ai liberi professionisti. Il Codice degli incentivi prevede che, quando un bando ammette i lavoratori autonomi, questi partecipino alle condizioni delle PMI.
Esistono contributi a fondo perduto al 100%?
Sono rari. Di solito il contributo copre una percentuale delle spese ammissibili e il resto è a carico dell’impresa. Alcune misure per nuove imprese o i voucher di piccolo importo possono avere percentuali alte, ma vanno lette caso per caso nel bando.
Posso chiedere un fondo perduto per spese già sostenute?
Quasi mai per i bandi in regime GBER: la domanda deve precedere l’avvio del progetto. Alcuni bandi in de minimis ammettono spese sostenute da una certa data: lo dice l’articolo sulle spese ammissibili.
I contributi a fondo perduto sono tassati?
Spesso sì, e sui contributi pagati da enti pubblici alle imprese si applica in genere una ritenuta d’acconto del 4%, esclusi quelli per beni strumentali. Il trattamento dipende dal tipo di contributo e dalla norma della misura: verificalo con il commercialista.
Posso sommare due contributi sulla stessa spesa?
Solo se entrambi i bandi lo consentono e senza superare l’intensità massima prevista dalle regole sugli aiuti di Stato. Il mancato rispetto dei limiti di cumulo è una causa di revoca.
Fonti
- D.Lgs. 27 novembre 2025, n. 184, Codice degli incentivi (GU n. 286 del 10 dicembre 2025): art. 1, commi 3 e 4 (ambito: Regioni e fondi europei); artt. 9, 10, 11, 12, 15, 17; art. 16, commi 1 e 3 (delocalizzazione e divieto di nuovi incentivi)
- incentivi.gov.it, scheda Nuova Sabatini: «contributo in conto impianti» calcolato sugli interessi di un finanziamento convenzionale
- Legge 30 dicembre 2023, n. 213: art. 1, comma 101, polizza contro i rischi catastrofali
- Regolamento (UE) 2023/2831 sugli aiuti de minimis
- Regolamento (UE) 651/2014 (GBER): artt. 6 e 17
- DPR 445/2000: artt. 46, 47, 75, 76
- Agenzia delle Entrate, risoluzione 51/E del 2010 sulla ritenuta del 4% sui contributi alle imprese
Le informazioni sono generali: per il tuo caso fa fede il testo del bando.